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sabato 30 maggio 2009

29 maggio - Magneti Marelli, ci aspetta Rinaldini


Arriviamo sul piazzale della Magneti Marelli, ad aspettarci lavoratori e delegati della Fiom, c'è anche Rinaldini, il segretario generale della Fiom. È appena tornato da Terni, dove ha fatto visita al comandante Gallo, operato ieri. “Va meglio”, e tutti tiriamo un sospiro di sollievo.
La fabbrica sembra deserta, in realtà si lavora, anche se c'è la cassa integrazione che arriva a coinvolgere il 70-80% dei 750 lavoratrici e lavoratori. Non a rotazione però, un classico per mettere contro i lavoratori, ci sono quelli in cassa integrazione e quelli che fanno gli straordinari. E ci sono anche gli interinali. Ma perché si permette di affittare lavoratori esterni a chi ha chiesto la cassa integrazione per i propri dipendenti?
Qui si produce al 50% per la Sevel di Val di Sangro. Si costruisce la meccanica: sospensioni, assali, trazione ecc.
Da poco è arrivato il responsabile del Wcm, il sistema che “ottimizza” la produzione, eliminando tempi morti e movimenti inutili. La Fiom su questo ha già prodotto analisi e rilevato risultati. Il sistema risolve poco e produce molto altro, ad esempio lo stress dello stare in piedi, fermo. Ma qui siamo nella fabbrica dei bigliettini per andare al bagno, di cosa ci meravigliamo.
Salutiamo tutti e andiamo mangiare. Un'ottima pasta, la frutta e il vino abruzzese. CS

29 maggio - Da Venafro su verso Sulmona


Venafro. Davanti alla camera del lavoro troviamo i nuovi compagni di viaggio. Facce riposate, giovani. “Questi vanno forte” sussurra qualcuno.

Via. Ed è subito salita, ma dura poco. Una caduta coinvolge mezzo gruppo. Vincenzo e Mario riportano le conseguenze peggiori. La croce rossa fa del suo meglio. Vincenzo non ce la fa, gomito e caviglia portano evidenti i segni della caduta, continuerà sul furgone. Anche Mario ha una grossa escoriazione e i pantaloncini strappati. Ma non basta a tenerlo lontano dalla sua “Specialized”. Il capitano è lui.

Ripartiamo. Castel di Sangro è ancora lontana, sia in lunghezza che in altezza. Si sale, il gruppo si allunga, inesorabilmente. Si stacca anche Lorenzo, abituato a scalare il Vesuvio. Ma lui va su col sua passo.

Davanti Gianluca e Cristian ma anche Paolo, classe '49. Mario stringe i denti, la botta fa male, ma lui continua.

Finalmente Castel di Sangro. Ci aspettano i compagni dell'Abruzzo, piccola sosta, ma si riparte subito, “dobbiamo essere alle due e mezza alla Magneti Marelli di Sulmona – ci dicono – andiamo di qua, verso Roccaraso”. Roccaraso! Ma non è una stazione sciistica? Uaaah!

Saliamo, saliamo ancora. Le facce sono tirate, ma non tutte. I soliti Gianluca e Cristian tengono un buon ritmo, qualcun altro decide che forse è meglio un tratto in furgone. Ma dura poco, comincia la discesa, mancano venti kilometri e manca qualche minuto alle due. Ce la possiamo fare. Tutti in bici, mantellina in spalla e giù in discesa. C'è anche Vincenzo, eroico, ancora la borsa del ghiaccio legata alla caviglia.

Le mantelline si gonfiano, il fresco della montagna ci rende euforici, Mimmo ha preso la bicicletta di Gianni e va giù come un treno. Ecco Sulmona, e la Magneti Marelli. Sono le due e mezza in punto. E' fatta. Ad attenderci c'è anche Gianni Rinaldini, il segretario generale della Fiom.

Fantastico. Tutto. CS

giovedì 28 maggio 2009

28 maggio - Passa il Giro, ci siamo anche noi


Mentre mangiamo l'insalata di riso sul piazzale della Proma, arriva la notizia: passa il Giro a un kilometro da qui. Non ci pensiamo neanche, striscione nel furgone, tutti in sella.
Arriviamo su una curva dove c'è già la gente assiepata, troviamo il posto migliore per aprire il nostro vessillo. E aspettiamo i professionisti, quelli del Giro del centenario. Passano i primi venti. Velocissimi. E poi il gruppo, c'è anche la maglia rosa, dovrebbe essere un russo, ma non seguiamo molto la tv ultimamente, abbiamo altro da fare.
Certo però che vanno forte, gli sguardi dei nostri si fanno un po' tristi, li guardiamo con invidia. Ma perché? Mica dobbiamo andare forte. Noi dobbiamo essere visibili, portare il nostro messaggio. La nostra è “una marcia itinerante”, come dice il nostro comandandante. A proposito, stringi i denti Luciano, ci vediamo presto. CS

28 maggio - Dalla Campania al Molise. Arriviamo alla Proma ssa


Oggi abbiamo da fare una sessantina di kilometri, strada dritta, ma non piana. Culo in sella e pedalare.
I primi 15 kilometri della Casilina vanno via bene. La strada è stretta, si crea una fila dietro di noi, pochi provano a sorpassare, intimoriti dalle luci blu della volonte che ci precede. Qualche colpo di clacson ci convince a fare delle soste a bordo strada. Passate pure, noi siamo lenti, ma inesorabili.
Intorno a noi alberi di ciliegie, dovunque, carichi di frutti già maturi.
Siamo ormai a metà strada, gli alberi di ulivo hanno preso il posto dei ciliegi. Continuano gli strappi, qualcuno si aiuta attaccandosi qualche secondo alle “ammiraglie”. Laggiù l'Appennino, ferito dalle condotte della centrale idroelettrica di Presenzano.
Passiamo davanti alle fabbriche; alla Rer di Pozzilli, qualche anno fa teatro di una lunga vertenza, con il primo intervento della Cassa di Resistenza della Fiom. Finisce la tappa di oggi, sul piazzale della Proma ssa.
Indotto Fiat, tanto per cambiare. Qui si fanno sedili per le auto. I dipendenti sono 270, fra un mese saranno esaurite le 52 settimane di cassa integrazione ordinaria, l'azienda non aspetta altro per passare alla cassa straordinaria. Ci aveva già provato a novembre scorso, ma le lavoratrici e i lavoratori si sono fermati per tre giorni fuori dallo stabilimento. “Ci hanno già detto che gli esuberi saranno 85” ci dice qualcuno davanti alla fabbrica. Mentre parliamo i camion entrano ed escono dal cancello. Il lavoro c'è, ma il vizio è sempre lo stesso: cassa e licenziamenti da una parte, manutenzione in appalto dall'altra.
Ma non passerranno facilmente, fra due settimane cominciano le proteste per i contratti solidarietà. CS

28 maggio - Arrivederci Capua. Riparte la carovana Sud


Capua. Il risveglio dei metalciclisti del Sud è tranquillo come il chiostro dell'ex convento che ci ospita. Colazione “frugale”, una sfogliata ai giornali di oggi e subito al lavoro sulle bici. “Una bici non si ama. Si lubrifica, si modifica” per dirla con Paolo Conte. Ma la bici di Franco stamattina è capricciosa e, mentre tutti ammiriamo Aldo che fa i suoi straordinari esercizi di stretching, la ruota posteriore si affloscia, troppo gonfia, una vecchia riparazione al tubolare non ha retto. Serve una riparazione... ci pensa la croce rossa. Impagabili i volontari della Cri che ci seguono, aggiustano tutto, tubolari, tavolini, ciclisti. Uno di questi giorni scriveremo di loro.

Ora siamo davvero pronti, ci aspetta una tappa più dura di quella di ieri, usciamo dal portone tutti insieme, “bravi vagliù, purtate la fatìa a Roma”. Promesso. CS

mercoledì 27 maggio 2009

Capua, la Resistenza è passata di qua. Si chiamava Carlo Santagata



Teverola. Un panino, una banana, tanta acqua e siamo di nuovo in sella, verso Capua. Prima di concludere la ciclogiornata c'è un momento importante. Ci fermiamo all'"albero dell'impiccato", un luogo della memoria. L'impiccato è Carlo Santagada, che alla fine del '43, da solo, fronteggiò una squadra di nazifascisti durante la Resistenza, che anche da queste parti ha scritto importanti pagine di storia. Fu seviziato e impiccato a quest'albero, perché tutti lo vedessero. Aveva sedici anni, un gesto che a raccontarlo provoca un'emozione fortissima. "Nell'era delle veline - ha commentato Maurizio Mascoli, segretario generale della Fiom Campania, deponendo una corona - dobbiamo ricordare cosa è stato capace di fare questo ragazzo, lottando in quella Resistenza da cui è nata la Costituzione, fondata sul lavoro, che oggi noi stiamo difendendo."

Entriamo a Capua, bella cittadina, dilaniata da un bombardamento che durante la Seconda guerra mondiale ha provocato un migliaio di vittime. Siamo arrivati a destinazione ma la stanchezza non morde, tutti hanno l'espressione di chi vorrebbe anche continuare, farsi vedere, raccontare le proprie ragioni. E così fanno. Un gruppetto riparte alla volta di Caserta, un “giretto” di una cinquantina di kilometri tanto per tenersi in forma.

Ricominceremo domani, tappa fino a Venafro, in Molise. E dopodomani fino a Sulmona, salendo. Sabato l'arrivo è a L'Aquila, a proposito di luoghi simbolo. Lì ci riuniremo con la carovana Nord, staremo insieme ai lavoratori e alle lavoratrici che stanno ripartendo, faticosamente, perché hanno qualche problema in più, come se non bastasse.

Domenica a Roma. Al Colosseo finirà il giro d'Italia del centenario, dei professionisti. La nostra marcia itinerante si concluderà con una festa al parco della Resistenza, non poteva essere altrimenti.

27 maggio - Il Sud in marcia per il lavoro

Pomigliano. Il “concentramento” è sul piazzale davanti al cancello 2 dello stabilimento Giambattista Vico della Fiat. Un luogo simbolo; del lavoro, della crisi, della globalizzazione. Cinquemila tra operai e impiegati. Cassa integrazione fino al 28 giugno! I padroni sono gli stessi che hanno comprato Chrysler e che ci provano con Opel, qui l'operazione non è molto chiara, o forse lo è troppo. "Pomigliano non si tocca" c'è scritto sulla maglietta di Franco, alla partenza della marcia. Messaggio chiaro.Pronti, via. Francesca Re David abbassa la bandiera e si parte per la prima tappa.
Poche curve ed è già campagna. Incrociamo subito gli sguardi sorpresi e ammiccanti delle prostitute nigeriane, tante, le prime a salutarci.

E i contadini, che si alzano e ci guardano perplessi. Ma questa è soprattutto zona di industrie metalmeccaniche. Te ne accorgi quando i cartelli segnaletici che prima indicavano Caivano, Afragola, Capua, ora diventano Fiat Avio, Elasis, polo industriale Marcianise. Ieri la ricchezza del Sud, oggi svuotati dalla cassa integrazione.

Continuiamo a pedalare, sfioriamo l'inceneritore di Acerra, attraversando strade piene di rifiuti. Ma a chi la raccontate!

La tappa della mattina è breve, bisogna familiarizzare con le bici, con il caldo. Eccoci all'Indesit di Teverola, primo arrivo. Ci aspettano i compagni di Caserta, ci hanno preparato un po' d'ombra, i sacchetti per il pranzo, e l'acqua, preziosa.

I tir escono ed entrano dalla fabbrica, carichi di pezzi per frigoriferi. Se ne fanno tanti, ma anche qui la crisi è pesante. Gli incentivi non hanno fatto i miracoli, e i salari risentono del pesante ricorso alla cassa integrazione.

Pausa. Fine pausa. Tutti in sella. CS
 

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