E’ stata una giornata bellissima, ieri.
E’ stato bello l’ingresso a Roma, lungo la via Tiburtina, dove i lavoratori delle fabbriche metalmeccaniche avevano lasciato le bandiere rosse sulla strada.
E’ stato bello il saluto a Roma, nelle vie che portano alla Piramide, con la gente che ci guardava e ci ascoltava. Eravamo in tanti e – non c’è dubbio – ci siamo fatti sentire. Dal Veneto, da Milano, dall’Abruzzo, dalle Marche, da Pomigliano, dal Molise. C’era Giovanni con noi, lavoratore della SCA, una cartiera in sciopero da 60 giorni; lo avevamo incontrato sabato scorso nel nostro viaggio in Toscana e ci ha raggiunto. E si sono uniti a noi i lavoratori e le lavoratrici del settore pubblico di Roma.
E’ stato bello l’arrivo a Porta San Paolo, dove ci aspettavano i compagni e le compagne della Fiom di Roma.
Siamo entrati, gridando che oggi il vero giro d’Italia siamo noi. Questa è l’Italia vera, quella di chi lavora, quella di chi abbiamo incontrato in questi giorni: le lavoratrici e i lavoratori delle fabbriche in crisi; i precari che sono stati spazzati via; i migranti ricattati dalla paura di perdere il posto di lavoro e di diventare clandestini nel paese in cui vivono e lavorano da anni; i cittadini e le cittadine di L’Aquila, che chiedono di partecipare democraticamente alla ricostruzione della loro città e con i quali sabato siamo entrati per la prima volta dopo il terremoto nella zona rossa.
E i partigiani, tutti quei partigiani che abbiamo incontrato nel nostro viaggio.
Ieri a Roma abbiamo portato tutto questo. E non a caso abbiamo finito il nostro percorso a Porta San Paolo, dove è nata la resistenza romana. Con 1.000 chilometri alle spalle, tutti faticosamente percorsi in bicicletta, siamo arrivati lì, perché siamo contro il fascismo, di ieri e di oggi. Siamo arrivati lì, perché anche il cuore di Roma è ancora antifascista e ieri, nonostante il giro d’Italia la paralizzasse, pareva davvero tutta per noi.
Oggi piove. Sono ripartiti tutti. E Roma è un po’ più triste.
E’ stato bello l’ingresso a Roma, lungo la via Tiburtina, dove i lavoratori delle fabbriche metalmeccaniche avevano lasciato le bandiere rosse sulla strada.
E’ stato bello il saluto a Roma, nelle vie che portano alla Piramide, con la gente che ci guardava e ci ascoltava. Eravamo in tanti e – non c’è dubbio – ci siamo fatti sentire. Dal Veneto, da Milano, dall’Abruzzo, dalle Marche, da Pomigliano, dal Molise. C’era Giovanni con noi, lavoratore della SCA, una cartiera in sciopero da 60 giorni; lo avevamo incontrato sabato scorso nel nostro viaggio in Toscana e ci ha raggiunto. E si sono uniti a noi i lavoratori e le lavoratrici del settore pubblico di Roma.
E’ stato bello l’arrivo a Porta San Paolo, dove ci aspettavano i compagni e le compagne della Fiom di Roma.
Siamo entrati, gridando che oggi il vero giro d’Italia siamo noi. Questa è l’Italia vera, quella di chi lavora, quella di chi abbiamo incontrato in questi giorni: le lavoratrici e i lavoratori delle fabbriche in crisi; i precari che sono stati spazzati via; i migranti ricattati dalla paura di perdere il posto di lavoro e di diventare clandestini nel paese in cui vivono e lavorano da anni; i cittadini e le cittadine di L’Aquila, che chiedono di partecipare democraticamente alla ricostruzione della loro città e con i quali sabato siamo entrati per la prima volta dopo il terremoto nella zona rossa.
E i partigiani, tutti quei partigiani che abbiamo incontrato nel nostro viaggio.
Ieri a Roma abbiamo portato tutto questo. E non a caso abbiamo finito il nostro percorso a Porta San Paolo, dove è nata la resistenza romana. Con 1.000 chilometri alle spalle, tutti faticosamente percorsi in bicicletta, siamo arrivati lì, perché siamo contro il fascismo, di ieri e di oggi. Siamo arrivati lì, perché anche il cuore di Roma è ancora antifascista e ieri, nonostante il giro d’Italia la paralizzasse, pareva davvero tutta per noi.
Oggi piove. Sono ripartiti tutti. E Roma è un po’ più triste.
